Il divulgatore scientifico Luigi Bignami sintetizza in video un recente articolo apparso su Nature, nel quale si ipotizza che le stelle presenti nell'Universo siano 300 sestilioni. Un numero enorme, che se fosse confermato riaprirebbe il dibattito sulla presenza della vita fuori dal nostro pianeta: difficile pensare che in questo sterminato orizzonte di galassie e sistemi stellari non siano replicate, da qualche parte, le condizioni che hanno consentito alla vita di svilupparsi sulla Terra.
Intervista allo psicologo Gianluca Lo Presti, specializzato nello studio dei disturbi dell'apprendimento in fase infantile e scolare. Il professore descrive le ripercussioni di questi disturbi sia nell'ambito della didattica, sia in quelli del comportamento e della socializzazione.
A parlare del modello scolastico europeo è il professor Mauro Palma, matematico, coordinatore scientifico delle attività legate al mondo della scuola per l'Istituto dell'Enciclopedia Treccani ed esperto di diritto umanitario internazionale.
Palma enuncia le tre direttive che la Comunità Europea sta fornendo ai Paesi membri: efficace autonomia da inserire nell'ambito di una rodata logica di sistema; capacità di offrire agli studenti le competenze elementari, intese come elementi fondanti sui cui costruire la conoscenza del futuro; equivalenza tra i vari indirizzi scolastici.
Palma sottolinea quanta distanza ci sia ancora tra le direttive europee e il sistema scolastico italiano. Un sistema troppo poco autonomo, piuttosto debole nella costruzione delle conoscenze elementari di base, nel quale ancora non esiste una vera equivalenza tra i vari indirizzi, letterario scientifici. L'auspicio è che in un futuro immediato la scuola italiana possa uscire dalle sue contraddizioni ed allinearsi a quelle che sono le nuove direttive europee.
Insegnare in modo nuovo, sfruttando le possibilità offerte dalle tecnologie digitali: è questo il tema della conferenza di Alan Kay, brillante studioso americano nel campo dell'informatica. La possibilità di creare nuove forme di insegnamento dipende innanzitutto dalla conoscenza del digitale nelle sue varie forme, e in secondo luogo dalla capacità di applicare in modo corretto le potenzialità che esso offre.
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Mae Jemison, prima donna di colore ad andare nello spazio, invita gli educatori a non effettuare una rigida separazione tra ambito artistico e ambito scientifico, ma a promuovere un modello culturale fondato sull'integrazione di intuizione e logica.
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Il mago e matematico Arthur Benjamin mette insieme le sue due passioni per una presentazione davvero speciale: una serie di 'trucchi' al confine tra magia e matematica, per dimostrare che anche il calcolo può essere divertente e fonte di intrattenimento.
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Il guru dell'informatica Nicholas Negroponte è a capo del progetto globale "One laptop per child", che ha come obiettivo quello di fornire computer portatili a basso costo ai bambini dei paesi in via di sviluppo, con lo scopo di favorire l'integrazione e l'alfabetizzazione informatica. Si tratta di un progetto ambizioso, che sta incontrando difficoltà di natura sia economica sia politica. Alcuni risultati, tuttavia, sono già evidenti, come nel caso dell'Uruguay, primo paese al mondo a raccogliere concretamente la coraggiosa sfida di Negroponte.
Pensate che questo progetto sia la strada giusta per favorire l'accesso alle risorse informatiche nei paesi in via disviluppo? Quali sono a vostro avviso le prospettive di crescita connesse a una cultura informatica di massa?
Il video di Jamie Oliver mi porta a una riflessione più ampia sui rischi di un'innovazione "troppo tecnologica". Mi chiedo se non stiamo correndo il rischio di dedicarci troppo al progresso tecnologico e troppo poco all'educazione della persona verso il raggiungimento del proprio benessere. Non ci dimentichiamo che siamo fatti prima di tutto di un corpo che va nutrito, rispettato, educato a muoversi e a interagire con il mondo esterno.
La scuola deve stare al centro di tutto questo e deve, secondo me, trovare un equilibrio tra un'innovazione tecnologica necessaria e un'innovazione della coscienza dell'individuo. Mentre offre agli studenti una gamma sterminata di informazioni e di strumenti, la scuola deve educare alla consapevolezza di sé e dei propri bisogni e alla scelta dei mezzi più adatti al loro soddisfacimento.
Riprendendo Ken Robinson, la scuola ci educa a usare la parte del nostro corpo che sta dal collo in su. Il mio augurio è che non ci dimentichiamo di tutto il resto, che gli studenti del futuro non siano due occhi e dieci dita di fronte a monitor e tastiera, ma sappiano anche gestire la propria fisicità con libertà e consapevolezza.
Dan Pink, scrittore ed esperto di psicologia del lavoro, parla dell'importanza che hanno le motivazioni nel business e nella sfera dell'apprendimento. Una lucida e documentata analisi, che mette in evidenza come alcuni modelli motivazionali del passato non siano adeguati alla società contemporanea.
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Questa volta parliamo di educazione alimentare e dell'importante compito che ha la scuola nell'insegnare ai bambini che cosa vuol dire mangiare sano e vivere meglio e più a lungo.
Ce lo racconta Jamie Oliver, uno degli chef più noti e brillanti del mondo con le storie di vita raccolte durante il suo progetto anti-obesità ad
Huntington, nel West Virginia.
"Non sono un dottore, ma uno chef; non ho attrezzature costose né conoscenze mediche. Uso piuttosto l'informazione e la formazione."
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Un contributo davvero stimolante. e anche coraggioso, dato che si parla di rivoluzione e non di 'semplice' evoluzione del sistema educativo. credo che per certi versi la rivoluzione sia inevitabile, visto il cambiamento di strumenti che è in atto, che comporterà di conseguenza una modifica dei paradigmi. L'importante è gestirla, questa rivoluzione, sapendo dove si sta andando e facendo di tutto perché sia un cambiamento in meglio.